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Camomilla
di Fabrizio Castellazzo.
Illustrazioni di Rocco Lombardi.
Immersa nella bellezza della vita e lontana dalle apprensioni
delle allergie, mia madre, all'epoca più giovane di quindici
anni, mi portava con se a raccogliere la camomilla.
In settembre arrivò il geometra e poi le ruspe e poi le gru e
poi le ville a schiera.
Abita la casa dove fioriva la camomilla il mio amico Teo. Sulle sue
qualità non ho mai avuto dubbi: è un ragazzo capace
d'ingegno e di esercitare lo spirito d'osservazione in molte accasioni.
Da ragazzino apriva il portello del cabinato dei videogame al bar e
giocavamo inserendo nella gettoniera sempre le medesime duecento lire.
Io e Teo siamo stati alleati leali debellando centinaia di invasioni
alliene; il pianeta era salvo e noi ne approfittavamo per fare
merenda...
Lungo la strada che porta alla camomilla c'è una scuola.
Capitava di scoprire, celati dai frutti delle gaggie che l'autunno
aveva ammucchiato, i giornaletti lasciati dai ragazzi più
grandi. Il turbamento, l'ebbrezza, il gusto della scoperta, mi piaceva
andarci, ci andavo spesso, da solo, alla camomilla. Dopo il temporale
era difficile sfogliarli e sovente pur col sole le pagine al momento di
scorrerle sembravano incollate. La prima volta che ho guardato un
giornaletto ho conosciuto Cicciolina. L'ho vista con quei capelli di
luce e il sorriso tagliato, stretta a un negro.
Sapevo del sesso, ma non l'avevo visto rappresentato sino allora, se
non chiudendo gli occhi: da bambino sognavo ragazzine legate e cosparse
di formaggio. Le medesime che sedevano di fronte a me alla scuola
elementare. Ero un bambino timoroso e poco disinvolto. Di fatto, non
andavo nel sottoscala con gli altri ragazzini. I ragazzini si
disponevano in cerchio e ognuno, a turno, lo faceva vedere a Silvia che
ricambiava con uno sguardo di meraviglia.
Il negro impugnava una sorta di cappuccio semitrasparente come il nylon
che a stento gli calzava sul pisello. Ho chiesto ad Enrico se sapeva
cos'era e come si usava: un pomeriggio mi mostrò nel parco-parcheggio dietro
casa i goldoncini che ti fanno
uscire la panna
bianca . A me non usciva ancora, ma all'apice un fremito mi
coglieva
all'improvviso.
Non ho alcun rimpianto quando scorgo sul ripiano dello scaffale al
supermercato le confezioni di camomilla, ma tuttora quando lascio in
infusione i fiori di queste piante erbacee ravviso Moana e mi rincontro
disteso tra le composite.
Fin da quando ho raggiunto la pubertà ho sentito ripetermi dal
prete che non bisognava, ma che bastavano due ave Maria e un Padre
nostro e tutto si sarebbe risolto. Così la masturbazione
selvaggia non indugiò lungo il corso degli anni e pur avendolo
maneggiato con cura lui non
è cresciuto molto. Ma a vederla la
mia fidanzata è contenta, ride e fa le facce, e guardandole le
guance, gli occhi spalancati e la bocca - dove si fondono i nostri
alfabeti - capisco di essere innamorato.
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